| Al via il sito del Museo dell'Olio e del Vino |
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Il Museo del Vino e dell'Olio nel Parco del Negramaro esce ormai dalle mura dell'ex palazzo municipale che si affaccia su Piazza Plebiscito per entrare nel mondo virtuale dove ogni barriera crolla e dove ogni frontiera cessa di esistere. La realizzazione di questo sito ci consente di salire...
per un momento su quel campanile, la cui ombra per secoli ci ha protetto, per spaziare su nuovi orizzonti intravedendo più ampi confini.
Il Museo che ripercorre attraverso foto e documenti parte della nostra storia e della nostra “memoria” coinvolge numerosi operatori economici del settore (Cantina Due Palme, Az. Agricola La Mea, Vinicola Mediterranea, Vinicola Resta, Vinicola Candido, Cooperativa Santa Barbara, Vinicola De Ventura, Cantina “la vigna dei Baroni Martucci”, Cantina Cellinese, Cantina San Paolo) al fine di costituire un momento attivo di confronto per un’operazione di marketing territoriale per la promozione e la valorizzazione della nostra produzione e della nostra economia. Al fine di rendere vivo e pulsante questo contenitore è previsto il susseguirsi continuo di mostre d’arte nell’unica denominazione di “Vin’arte” per indurre sinergie tra cultura ed economia. Attuamente, dopo gli artisti dell'Associazione "Espressione Artistica" che hanno presentato le loro opere nel periodo natalizio presentano i loro lavori i ragazzi dell'Atelier MusiArte - Spazio Libero, per lasciare poi posto dal 6 al 14 marzo prossimo aila rassegna "Le donne nell'arte". L’iniziativa di un museo reale/virtuale, inserita nel progetto “Conoscere, Conoscersi, … farsi conoscere” ha ottenuto il Patrocino del Presidente della Regione Puglia, dell’Assessorato Mediterraneo della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, della Gazzetta del Mezzogiorno, dell’Unione dei Comuni del Nord Salento e del Consorzio per la Tutela dei Vini D.O.C. Brindisi e Squinzano. Al di là degli eventi che si susseguiranno nel tempo l'iniziativa nasce come proposta dell'Assessorato al Turismo ed al Recupero del patrionio storico, artistico e culturale di Squinzano per cercare di aprire uno sguardo oltre il semplice "orto" presentando la città su quello che è ormai il palcoscenico della realtà globale. Realtà con la quale tutti noi abbiamo il dovere di confrontarci senza cercare di fuggire. “ Il presupposto concreto dell’azione amministrativa per progettare e costruire il futuro di una collettività scaturisce dalla necessità di recuperare, valorizzare e promuovere il territorio attraverso un’operazione di “marketing culturale” che mira, con il coinvolgimento sia dei singoli che delle istituzioni, non solo al rilancio della cultura, intesa come strumento di promozione del dialogo e di libera circolazione delle idee, ma, anche, a riscoprire ed a salvaguardare il patrimonio storico, artistico e culturale della città. Tale patrimonio, infatti, costituisce la peculiarità e l’elemento caratterizzante il territorio all’interno di quella realtà macro sociale che viene comunemente definita come “mercato globale”. Dal rapporto tra gli uomini ed il territorio scaturisce, infatti, la “memoria” che non è solo “nostalgico ricordo di un passato ormai sbiadito dal tempo” bensì un marchio che affonda le origini nella storia e nella cultura di una popolazione caratterizzandola e contraddistinguendola all’interno delle relazioni socio – economiche nazionali ed estere. Una siffatta impostazione trova, peraltro conforto nella tesi del Bodini, secondo il quale: “La città è nella sua storia, essa non è solo un immenso deposito di fatiche, opera delle nostre mani … ma, anche, testimonianza di valori”. L’obiettivo di promuovere la cultura ed attraverso di essa rivalorizzare il territorio trova il suo fondamento nella volontà non solo di far ritrovare a Squinzano la sua vocazione naturale di “porta del Salento” ma, anche, quella di fare assumere alla città un ruolo nuovo, più ampio e poliedrico, quale quello di “finestra sull’Oriente” e “via maestra per l’Europa” La nostra città è riuscita, infatti, a conquistarsi un posto non anonimo nella storia nazionale, grazie all’operosità, all’ingegno ed al sacrificio di tanti suoi figli, legando la sua immagine a quella di terra del vino, dell’olio e della musica. La fortuna di Squinzano nasce da quella stretta fascia di terra che a nord del paese si estende a cavallo della ferrovia, per perdersi, poi, verso la costa in un mare di verdi vigneti carichi di grappoli scuri e succosi. Per tutto il periodo ricompreso tra il primo ed il secondo dopoguerra, in quella stretta fascia di terra pulsavano di vita e di operosità tanti stabilimenti vinicoli e la vecchia manifattura dei tabacchi. Botti ricolme d’uva traboccavano da variopinti carretti tirati da cavalli stanchi, che con il loro passo lento e barcollante ostacolavano il transito ai primi autocarri a benzina che con le brusche accelerate dei loro ruvidi autisti in “canottiera e coppola” e lo strombazzare di clacson rauchi, logorati dall’uso continuo, preannunciavano l’incalzare di un frenetico progresso e un inesorabile declino. Su tutto dominava il fischiò del treno che con un nero pennacchio di fumo annunciava da lontano il suo arrivo. E’ stata la ferrovia la vera fortuna di Squinzano, essa rappresentava, infatti, il collegamento con l’Italia e con il mondo. Se il vino rappresentava il sangue pulsante che muoveva l’economia e la cultura cittadina, l’olio si identificava con l’anima di un città che affonda le sue radici nella tradizione monastica basiliana, che dal vicino oriente, terra d’origine dell’olivo, aveva introdotto nel nostro territorio nuove tecniche di coltivazione della pianta simbolo di pace e cara a Minerva e di lavorazione dell’olio fonte di ricchezza e di prosperità. Su tutto riecheggiava il suono della Banda Musicale, che sotto la magistrale direzione di Ernesto e Gennaro Abbate, dava voce ad una città viva ponendola al centro del palcoscenico culturale nazionale ed internazionale. La città non era uno dei tanti sonnacchiosi paesi del meridione, ma era la porta per l’Europa. Questa congiuntura favorevole, unita a terreni fertili ed ubertosi ed ad imprenditoria agricola vivace e dinamica è stata l’alchimia vincente di una crescita e di uno sviluppo economico e socio - culturale che ha collocato Squinzano nella storia, e da cui scaturisce la nostra “memoria “. Oggi il treno a vapore non fischia più e “anonimi eurostar”, annunciati da voci metalliche, sfrecciano sulle rotaie ignorando la nostra città. Dove prima fervevano le attività ed intensi erano gli scambi di esperienze e di culture diverse è sceso il silenzio, quel cuore pulsante si è fermato lasciando cadere Squinzano in un sonno profondo. Quei vecchi, enormi, stabilimenti color pastello, contraddistinti da nomi “forestieri” diventati parte integrante della nostra gente, “Folonari”, “Messaggi”, “Brigatti”, “Macchi”, un tempo testimonianza di vita e di progresso, sono oggi solo il pallido esempio di un’”archeologia industriale”, vuota testimonianza di un inesorabile degrado economico, monumento tangibile dell’incuria e del disinteresse pubblico. Vino ed olio non scorrono più come linfa vitale ed, anche, la Banda ha perso la sua voce…. Oggi spetta ad ognuno di noi ridare vita e voce a tutto ciò” E' per questo che insieme ad un gruppo di amici abbiamo deciso di lanciarci in questa nuova avventura sperando nell'aiuto di quanti hanno a cuore la propria terra e più che chiedere hanno voglia di dare. Claudio Taurino |



